sabato 17 settembre 2011

A proposito di cementifici. Ecco cosa dicono i medici per l'ambiente



Il falso mito dei cementifici-inceneritori


A cura di Agostino Di Ciaula, in collaborazione con Manrico Guerra, Vincenzo Migaleddu, Maria Grazia Petronio, Giovanni Vantaggi.

Redazione Ambiente
Il documento europeo di riferimento dei cementifici (BREF europeo) (European Commission 2011) riporta che gli impianti europei possono produrre sino a 1300 Kg/anno di mercurio.







La combustione di rifiuti nei cementifici, pratica che si vorrebbe nel nostro paese sempre più diffusa, consente secondo chi la propone di limitare la costruzione di nuovi inceneritori, la sostituzione parziale con i rifiuti di parte dei combustibili fossili di solito utilizzati per alimentare questi impianti, la riduzione delle emissioni di CO2, il recupero totale delle ceneri di combustione (inglobate nel clinker) e, in ultimo, una minore produzione di diossine rispetto ai “classici” impianti di incenerimento dei rifiuti.

Se così fosse, questa pratica sarebbe davvero da considerare l’optimum nella gestione dei rifiuti residui. Tuttavia, questa soluzione presenta numerosi e pesanti limiti per i rischi alla salute umana, ancora maggiori rispetto agli inceneritori. I limiti di legge per le emissioni dei cementifici, infatti, sono enormemente superiori rispetto a quelli degli inceneritori (considerando solo gli NOx, per un inceneritore il limite di legge è 200 mg/Nmc mentre per un cementificio è tra 500 e 1800 mg/Nmc)

I cementifici sono impianti industriali altamente inquinanti già senza l’uso dei rifiuti come combustibile (industria insalubre di classe 1), e andrebbero drasticamente ridotti e contingentati, specie nel nostro Paese. L’Italia è infatti la nazione europea con più cementifici, con i suoi 59 impianti (22% del totale degli impianti europei). La Germania, che è al secondo posto in classifica, ne ha 38, 21 in meno dell’Italia (fonte: CEMBUREAU (European Commission 2011)). Secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti (E-PRTR, http://prtr.ec.europa.eu/IndustialActivity.aspx), i soli cementifici italiani (molti dei quali bruciano rifiuti) hanno prodotto nel 2009 13.8 Kg di PCB (la pericolosità di questa sostanza si misura in nanogrammi), 21.237.000 tonnellate di CO2, 12 Kg di cadmio, 53.4 Kg di mercurio, 115 Kg di Nickel, 13.643 tonnellate di CO, 369 tonnellate di ammonio, 49.930 tonnellate di ossidi di azoto, 2.917 tonnellate di ossidi di zolfo, 6,76 tonnellate di benzene e quantità incalcolabili di particolato, dannoso per la salute anche a minime concentrazioni (Ware 2000) e tramite particelle di dimensioni nanometriche (le UFP, Ultra-Fine Particles), impossibili da trattenere con i filtri comunemente utilizzati.

Le diossine sono tra i più potenti veleni noti in farmacologia e la loro pericolosità è dovuta alla non biodegradabilità (persistenza) e dunque a fenomeni di accumulo nel suolo, nella catena alimentare e negli organismi viventi nei quali, se esposti per lungo tempo, possono prodursi tumori maligni (principalmente linfomi e sarcomi), difetti di sviluppo del feto e varie alterazioni ormonali e metaboliche.
L’affermazione che le alte temperature diminuiscano o addirittura eliminino le emissioni di diossine è invalidata da evidenze che mostrano come, sebbene le molecole di diossina abbiano un punto di rottura del loro legame a temperature superiori a 850°C, durante le fasi di raffreddamento esse si riaggregano e si riformano (Cormier et al. 2006).
I limiti di emissione delle diossine sono identici per cementifici a co-combustione e termovalorizzatori (0.1 ng/Nmc). Considerata una emissione giornaliera di ben 10 volte inferiore al limite consentito dalla legge (0.01 ng/Nmc) e considerato il tempo di dimezzamento delle diossine al suolo (in media 5 anni), in un giorno si depositerebbero nei terreni circostanti un cementificio a co-combustione “solo” 10 pg/m2, che diventerebbero 13.164 pg/m2 dopo 5 anni e 24.683 pg/m2 in 20 anni (la durata media di vita di questi impianti).
Considerato che il tempo di dimezzamento delle diossine nell’uomo è ancora più lungo (da 12 a 132 anni (Geyer et al. 2002), è facilmente comprensibile come le presunte “basse emissioni” di questi impianti siano una favola che difficilmente può lasciare tranquilli dal punto di vista sanitarioed epidemiologico.
Nei cementifici a co-combustione di rifiuti, inoltre, la riduzione quantitativa delle emissioni di diossine rispetto ai termovalorizzatori è compensata da un significativo incremento delle emissioni di metalli pesanti (Genon and Brizio 2008) (in particolare mercurio), altrettanto pericolosi per la salute umana.
Nello studio di impatto ambientale di un cementificio proposto dalla “Apricena Leganti”, gli stessi proponenti scrivono che “i metalli relativamente volatili, quale ad esempio il mercurio, non vengono trattenuti durante il processo”.
Il documento europeo di riferimento dei cementifici (BREF europeo) (European Commission 2011) riporta che gli impianti europei possono produrre sino a 1300 Kg/anno di mercurio. Questa sostanza, accumulabile nell’ambiente e nel ciclo alimentare, è estremamente tossica e pericolosa per la salute umana. L’esposizione prenatale a questo metallo può causare nel bambino deficit neurologici, vertigini, paralisi, disturbi della vista e dell’udito, anomalie dell’eloquio, difficoltà nella deglutizione e nella suzione .
Per questi (e altri) motivi, l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea (causa C- 283/07) per aver assimilato il CDR-Q a materie prime come i combustibili fossili. La corte ha ribadito nella sue sentenza che “il CDR-Q, anche se corrisponde alle norme tecniche UNI 9903-1, non possiede le stesse proprietà e caratteristiche dei combustibili primari. Come ammette la stessa Repubblica italiana, esso può sostituire solo in parte il carbone e il coke di petrolio. Peraltro, le misure di controllo e di precauzione relative al trasporto e alla ricezione del CDR-Q negli impianti di combustione, nonché le modalità della sua combustione previste dal decreto ministeriale 2 maggio 2006, dimostrano che il CDR-Q e la sua combustione presentano rischi e pericoli specifici per la salute umana e l’ambiente, che costituiscono una delle caratteristiche dei residui di consumo e non dei combustibili fossili.” In ultimo, riguardo al presunto vantaggio della “scomparsa” delle ceneri tossiche prodotte dalla combustione, è da ricordare che essa è semplicemente dovuta al loro inglobamento nel clinker prodotto (“nulla si crea e nulla si distrugge”, Antoine Lavoisier, 1789), materiale utilizzato per gli impieghi più vari e, a fine vita delle opere, trasformato in materiale di risulta da smaltire in discarica, con il suo carico "nascosto" di pericolosi inquinanti, con buona pace dei propositi di sostenibilità.
Dal punto di vista strettamente sanitario (escludendo dunque ogni considerazioni di tipo economico e sociale, che pure avrebbe grande valore), una corretta gestione del ciclo dei rifiuti non dovrebbe assolutamente prevedere il loro incenerimento. Che si tratti di inceneritori “classici” o di cementifici, tale pratica è dannosa per l’ambiente e per gli esseri umani che lo popolano, come documentato da ormai innumerevoli testimonianze scientifiche. La proposta di co-combustione dei rifiuti nei cementifici come alternativa più “sostenibile” e meno pericolosa all’incenerimento in impianti dedicati, è al tempo stesso da considerare una dichiarazione indiretta della pericolosità dei termovalorizzatori (se fossero l’optimum non si sarebbero cercate alternative) e un ulteriore sacrificio del bene comune sull’altare di interessi privati. Chi sceglie la sostenibilità ambientale e la sicurezza sanitaria dovrebbe percorrere altre e più proficue strade.



ISDE - Affiliata all’International Society of Doctors for the Environment Rapporto consultivo con l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e l’UNECOSOC (United Nations Economic and Social Council) Via della Fioraia, 17/19 – 52100 Arezzo – Tel. 0575/22256 – Fax. 0575/28676 E-mail: isde@ats.it - http://www.isde.it



Mandiamoli a casa

venerdì 16 settembre 2011

IVA 21%: C'E' CHI NON LA APPLICA.FACCIAMO PUBBLICITA' A QUESTA AZIENDA


Calzaturificio Astorflex

IVA 21%


http://www.astorflex.it/

 
 
In totale disaccordo con le scelte del governo che ha aumentato l’IVA dell’1% sottoponendo a ulteriori sacrifici sia i consumatori che le aziende, il Calzaturificio Astorflex mantiene invariati i propri prezzi...

giovedì 15 settembre 2011

Armi: la super casta


DossierArmamenti, la super castadi Silvia Cerami . Da L'espresso


Al costo di un cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido per settanta bimbi, stipendi per insegnanti compresi. L'Italia ne ha appena comprati 131: di cacciabombardieri, non di asili. Per non parlare del piano Eurofighter e dei sommergibili. Una per una, le cifre di un Paese che taglia su tutto ma non sulla guerra



(13 settembre 2011) Ottanta milioni di euro di spese militari al giorno, pari a 500 dollari pro-capite. Oltre 600 generali, 2 mila e 700 colonnelli, 13 mila ufficiali, quasi 26 mila sottoufficiali e ben 70 generali di corpo d'armata, più del doppio dei corpi d'armata: una massa sterminata di dirigenti con ricchi stipendi a guidare un numero sempre più esiguo di soldati. Una spesa per armamenti che cresce senza freni e non conosce crisi. Un sistema, quello dell'industria bellica nazionale, che è immune dai tagli della manovra. Se in Germania, la cancelliera Angela Merkel, ha ridotto, già dal 2010, le spese per armamenti di 10 miliardi, in Italia il governo non ne vede la necessità.

Sono questi i dati che emergono dal dossier realizzato dalla Federazione dei Verdi. "Molto di più di quanto denunciato da padre Zanotelli", sottolinea il presidente Angelo Bonelli. "Perché secondo i documenti ufficiali, il volume finanziario complessivo a disposizione del ministero della Difesa è pari a 20 miliardi e 494,6 milioni di euro, nel 2011, a 21 miliardi e 16 milioni di euro, nel 2012, e a 21 miliardi e a 368 milioni di euro, nel 2013. Ma una parte consistente delle spese per l'acquisto degli armamenti è iscritta nei bilanci del ministero dello Sviluppo economico. A quanto ammontino i "fondi-stampella" dello Sviluppo economico le carte ufficiali però non lo dicono: sono circa 900 milioni per il 2011, rispetto ad almeno 1.200 milioni degli anni precedenti, secondo una stima che circola tra esperti della difesa".
"Il governo" - denuncia Bonelli - "non ha pubblicato un quadro trasparente di tutta la spesa e a questi vanno aggiunti il miliardo e mezzo di tutte le missioni". Soldi quasi sempre investiti senza gare d'appalto in nome della sicurezza nazionale, alimentando così un sottobosco di subforniture e di contratti segreti. Il governo Berlusconi, in tempi di crisi drammatica, ha messo a budget l'acquisto di 131 nuovi cacciabombardieri Jsf/F-35, al modico costo unitario di oltre 114 milioni di dollari l'uno, ma non solo.

L'elenco è ricco: l'ultima trance del programma per il caccia Eurofighter costerà all'Italia 5 miliardi di euro, senza considerare i 13 miliardi di euro già pagati. Poi ci sono gli otto aerei-robot Predator senza pilota da comprare per la cifra di 1,3 miliardi di euro. E ancora i 100 nuovi elicotteri militari NH-90 che peseranno sulle nostre tasche 4 miliardi di euro.
E non manca la difesa via mare, con due sommergibili che saranno acquistati per 915 milioni e 10 fregate "FREMM" da ottenere per soli 5 miliardi di euro: quest'ultimo è l'unico programma silurato dalla manovra che ha "affondanto" quattro delle navi.
Ma il capitolo più impressionante è quello della digitalizzazione: Forza Nec, una rete di comunicazione satellitare che unirà i mezzi di terra, mare e cielo in un solo network. Solo la progettazione costa 650 milioni, quanto alla spesa complessiva è stimata intorno ai 12 miliardi. Servirà mai a qualcosa?
C'è chi sostiene che non siano spese ma investimenti, che creano un ritorno in occupazione qualificata e ricerca tecnologica. Ma in una stagione di tagli a servizi primari per i cittadini, questo bilancio bellico da superpotenza appare mostruoso. E se la nostra industria militare ha vissuto una stagione d'oro - con blockbuster sui mercati come il veicolo tattico Lince o l'elicottero d'attacco A-129 Mangusta - la cronaca giudiziaria racconta come i contratti abbiano alimentato un sistema di potere parallelo.
Vicende come l'accordo panamense con sei pattugliatori navali "donati" a Panama grazie all'intercessione di Valter Lavitola nella sua veste di consulente Finmeccanica. Un regalo da cinquantina di milioni di euro che è stato prontamente inserito nelle maglie di due decreti per il rifinanziamento delle missioni all'estero. "A conti fatti, solo con la scelta di tagliare i nuovi programmi per l'acquisto di armamenti, si potrebbero risparmiare circa 43 miliardi di euro" fa notare Bonelli. E in effetti, con il costo di un solo cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido in grado di accogliere settanta bimbi, con stipendi per insegnanti compresi. Insomma un solo jet risolverebbe il problema delle liste di attesa negli asili nido solo a Roma o potrebbe garantire l'indennità di disoccupazione a 15.000 precari.
"I Verdi stanno raccogliendo le firma su una petizione popolare per il taglio delle spese militari" annuncia Bonelli, perché "la politica non può continuare a far finta di non vedere che la spesa militare aumenta esponenzialmente mentre si tagliano le garanzie sociali." E l'invito, riprendendo le parole dell'amato presidente Sandro Pertini, è quello di "Svuotare gli arsenali e riempire i granai".

Primavere arabe e guerre Nato. Sei sicuro che stampa e tv dicano tutta la verità?


Siamo sicuri che stampa e tv ci dicano davvero la verità sulle primavere arabe e le guerre NATO?

E se della guerra in Libia non sapessimo davvero tutto? Se l’informazione che riceviamo fosse creata al solo scopo di convincerci a fare la guerra? Per cercare di rispondere a queste ed altre domande Giovedì 29 settembre, presso l’Ostello di Valle San Giorgio (Baone), si terrà la proiezione gratuita del documentario “Maledetta Primavera”, con successivo dibattito insieme all’autore Fulvio Grimaldi - ex giornalista RAI e BBC. L’incontro è organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Baone e dalla Consulta Giovani di Baone.





Donna Moderna - foto
Esplosioni a Tripoli
 Tutti ormai da decenni, per sapere quel che accade nel mondo, accendiamo la televisione o,
sempre più di rado, acquistiamo un quotidiano. Ci informiamo per lo più passivamente,
accettando e assimilando tutto ciò che ci viene detto. Eppure chi produce le informazioni
spesso ha tutto l’interesse a far sì che il pubblico si convinca di alcune cose piuttosto che di altre,
specie se di mezzo ci sono risorse energetiche da conquistare con le bombe dei nostri stessi aerei.
Siamo in grado di capire perché scoppiano le guerre? Perché le notizie smentite e ritrattate
sono sempre così tante?
È grazie al coraggio di pochi giornalisti e poche testate che, spesso, trapelano notizie controcorrente, tramite le quali si capisce che, forse, i cattivi non sono poi così cattivi e i buoni non sono poi così buoni.

Della guerra in Libia si parla da mesi: prima una missione di pace, poi una guerra

scoppiata per aiutare un popolo oppresso dal proprio dittatore. Ma siamo davvero sicuri

che sia così? E se le ragioni e i torti fossero del tutto diversi?

Fulvio Grimaldi con il documentario “Maledetta Primavera” è stato in Libia nei giorni

dei bombardamenti. Tra i libici, a raccontare la guerra da un punto di vista diverso. Intervistando

giovani studenti, imprenditori, avvocati e gente comune, per capire cosa accade davvero,

chi è per loro Gheddafi. Per raccontare al mondo una verità nascosta.


Fulvio Grimaldi, giornalista, ha lavorato per la radio BBC di Londra, ha scritto per “Paese sera”,

“Giorni-Vie Nuove”, “Abc” e “Liberazione”. È stato inviato in Africa, America Latina, Balcani,

Medio Oriente e Irlanda del Nord. Per sedici anni ha lavorato in Rai, dove si è distinto come inviato Tg3

per i servizi sull’ambiente, divenendo uno dei volti più popolari del servizio pubblico. Da anni si dedica

alla realizzazione di documentari, producendo reportage audiovisivi in controtendenza

con le notizie ufficiali divulgate e il pensiero dominante.







Per informazioni: www.consultagiovanibaone.it, consultagiovanibaone@gmail.com



mercoledì 7 settembre 2011

Referendum antiporcellum: S.E.L. raccoglie le firme ad Este

                   “Firmare per ridare al cittadino
 il diritto costituzionale di scegliere i propri rappresentanti”



In un momento di forte crisi come quello attuale, con il Governo italiano commissariato dall'Europa, il Paese ha piu' che mai bisogno di un Parlamento pienamente rappresentativo, capace di prendere decisioni impegnative,condivise e rispettose dei bisogni dei cittadini.
In molti continuano a parlare di libertà e democrazia, ma in Parlamento gli eletti continuano a essere decisi dai soliti capipartito che negli anni ci hanno sottratto la libertà di scegliere e votare i nostri rappresentanti.
Ogni giorno che passa questa Casta di privilegiati e raccomandati diventa sempre più una cerchia ristretta impegnata a salvaguardare i propri interessi, a concedersi sempre più benefici, immunità e vantaggi personali con i soldi degli onesti cittadini. Tutto questo è ingiusto e immorale soprattutto in un momento in cui ai lavoratori vengono imposte sempre più tasse e sacrifici.
Nel mese di Settembre Sinistra Ecologia e Libertà organizzerà dei banchetti per la raccolta firme per promuovere il “Referendum contro il Porcellum” perché vuole che la "legge porcata" venga abolita prima delle prossime elezioni del 2013.
Sinistra Ecologia e Libertà, insieme alle forze politiche che sostengono la raccolta firme, si pone l’obiettivo di costruire un sistema rappresentativo e democratico che porti in Parlamento solo le persone scelte ed elette direttamente dai cittadini.
Pertanto Sinistra Ecologia Libertà invita tutta la popolazione a firmare e a sostenere il referendum contro la Legge Porcellum.

Per maggiori informazioni si invita a visitare il sito internet

http://www.firmovotoscelgo.it/
Chi vuole firmare con noi tel allo 3394876684






lunedì 5 settembre 2011

Ragioniamo con i piedi al Distretto di Economia Solidale in questi giorni alla festa provinciale del PD





  IL DSE ha allestito un grande gazebo subito a sinistra dell'entrata principale della festa a Padova in via Sarpi ( lungo il parco delle Mura), nell'area dedicata alle associazioni
LUNEDI 5 E MARTEDI 6 SETTEMBRE, dalle ore 19:00 verrà aperto un “mercatino temporaneo” di scarpe e maglieria a ciclo corto, rigorosamente prodotte da Astorflex e Produttori Indipendenti, all'interno del progetto“Ragioniamo con i piedi”, con materie prime assolutamente naturali, non trattate con chimica di
sintesi (ad es.: solo coloranti e colle vegetali, fibbre naturali quali l'ortica ed il cotone…). I prodotti
sono studiati per soddisfare i bisogni e non le mode e possono essere provati ed indossati. Ci sarà la
possibilità di acquistarli direttamente al costo di produzione (praticamente un risparmio di €. 10,00 o più a
scarpa o maglia perché si eliminano le spese di trasporto). L'intera gamma delle produzioni, prima di esservi
proposta, è stata studiata e testata dai Gruppi di Acquisto Solidali e costituiscono un arricchimento per
l'economia solidale.


In programma, inoltre, numerosi dibattiti


5 settembre

ore 19:00 - Stand: Mercato temporaneo scarpe e maglierie ecologiche

ore 21:00 - Dibattito - "Ragioniamo con i piedi" (Gigi Perinello): Come la teoria della Descrescita cambia in meglio la produzione di beni necessari . Prove di economia critica, responsabile e a costo accessibile. Capace di proporre un nuovo modello umano di relazioni economiche"



6 settembre presso lo stand DES:

ore 19:00 Mercato temporaneo scarpe e maglierie ecologiche

ore 21:00 - Dibattito - "Ragioniamo con i piedi" (Gigi Perinello), Paolo Cacciari: "Prosperità Oltre la crescita, oltre i miti della greenn economy"


10 settembre presso lo stand del DES:

ore 19:00 - Stand: Aperitivo con assaggi di pizza e pane e Dibattito: "Il pane quotidiano, alimento completo, cardine della nostra cultura e storia."



a cura di Altragricoltura – Forno del Bosco -
ore 21:00 Stand: Corso di panificazione casalinga e mercatino temporaneo del pane


11 settembre presso lo stand del DES:

ore 21:00 - Spazio dibattiti: Mattia Bertin (ASU), Prof. Messina e Marella, Dott. Mancini - "Beni pubblici ed economia solidale come volano per la ripresa. Il Progetto della Cittadella dell'Economia Solidale".






Referendum scippato

Nichi Vendola sulla crisi

Opporsi con ogni mezzo. Io ci sto












Sta accadendo qualcosa di irreparabile, un finimondo che spazza via esistenze, culture, diritti, classi sociali. Cambia la storia e la geografia. Eppure fatichiamo a trovare le parole adeguate per dirlo, per spiegarlo, per contrastarne l'apparente oggettività, per denunciarne le cause. Siamo invischiati in una trama ideologica che non riusciamo a spezzare. Cos'è la crisi?

La crisi è la crisi, così come una rosa è una rosa. Come una crepa nell'ordine naturale delle cose: che poi quell'ordine non sia affatto naturale, che si chiami liberismo e che abbia egemonizzato per circa un trentennio tutto il nostro West, questo nessuno (o quasi) lo dice.

La crisi è figlia di una "rivoluzione conservatrice" che ha ridotto la democrazia a un sistema di marketing elettorale mentre i poteri reali venivano sempre più delocalizzati e concentrati nei circoli finanziari sovranazionali. La crisi è il liberismo, la cui crisi evolve in crisi del mondo.

Le ricette con cui si cerca di affrontarla contengono tutti gli ingredienti che hanno fatto saltare il banco. Invece di mettere in mora il liberismo, si mette in mora il welfare. (Nel mesto balbettio delle forze democratiche, a Washington come a Roma). Invece di dettare regole ai mercati e ai mercanti, si stracciano le regole che danno dignità e forza di contrattazione al lavoro.

Invece di investire sul futuro, sulla formazione, sulla ricerca, sull'innovazione, su un nuovo modello di sviluppo, si strozza la cassa delle pubbliche amministrazioni col cappio del "patto di stabilità".

Il debito pubblico è il buco da colmare, costi quel che costi, sia pure con la timida premonizione confindustriale che senza crescita e senza nuova occupazione quello sarà un pozzo senza fondo. Il contenimento del debito è il mantra che riunisce le peggiori classi dirigenti che l'Europa abbia mai avuto. Fino al punto di teorizzare la "costituzionalizzazione del pareggio di bilancio": un atto di demenza senile invocato per salvare quell'Europa che, in verità, si sta rompendo come un giocattolo.

Pur di educare ai principi e al lessico mercantile (chi di noi vuol essere complice di uno spread?), si decide (chi decide?) di fuoriuscire da un intero assetto di civiltà. Chi ha stressato l'ambiente e il lavoro per trarne il massimo profitto, chi ha trasferito la ricchezza dal mondo della produzione a quello della rendita, chi ha incoraggiato la messa all'incanto dei beni comuni, chi ha impoverito le nostre comunità, ora è servito: potrà continuare a farlo, anzi sarà incoraggiato a intensificare il proprio vitalismo predatorio. Forse è questa la "follia del Capitale" annunciata da Marx. Siccome il lavoro è stato spogliato di tutele e reddito, ora è tempo di dargli un colpo alla nuca: in Italia ci sono sindacalisti molto più attenti ai rutti della borsa che non ai sospiri dei lavoratori.

Non è l'universo dei paradossi: è il nostro mondo attuale, in cui la destra devasta e rilancia, la sinistra si rammarica, e il silenzio degli innocenti viene interrotto solo dalle urla degli indignati. Che non sono contro la politica. Sono contro quel "pensiero unico" che omologa la politica al rango di maggiordomo della vera casta (i detentori della ricchezza finanziaria). Insisto: sta per finire un'epoca segnata da una diffusa attesa di benessere e ne comincia una in cui è facile preconizzare un malessere generalizzato: e dunque? Davvero la crisi è figlia del fatto che "abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità"? Anche a sinistra ci si avvita in quella retorica per la quale, al netto di Tremonti, il "tremontismo" è ineluttabile? E dunque l'operazione è trovare i soldi, quadrare i saldi, e domani è un altro giorno. Ma non è tutta qui la "questione morale"?

In questo degrado del pensiero politico, che registra la propria impotenza e la veste di cinismo e malaffare, che anche qui da noi, anche nei salotti radicali, ha considerato impronunciabile la parola "patrimoniale", che ha abolito l'alternativa pur di godere dei benefici di una mediocre alternanza? Si ruba perché "così fan tutti", perché se tutto è sottoposto al primato metafisico del mercato allora vuol dire che anche la politica è una mera funzione mercantile, è valore di scambio, è negoziazione tra frammenti (lobbies, corporazioni, territori).

Questa politica debole, pomposamente esperta di sondaggi ma incapace di sondare, si affida alla sapienza opaca delle tecnocrazie, ai pallottolieri ingannevoli dei ragionieri, si eccita per ogni Marchionne che appare sulla scena, ha il complesso della modernità e così ne confeziona una leggera e di facili costumi. La sinistra è stata mangiata dalla "politica debole", cioè dal deficit di alternatività culturale ed etica. Non si tratta di evocare una risibile diversità antropologica, si tratta di riconnettere la politica alla vita vera, ai sogni e alle attese dei vecchi e dei giovani, alla domanda sempre più attuale di giustizia sociale e di libertà individuale. Riconnettere politica e speranza.

Qui in Italia la destra sta liquidando le funzione fondamentali dello Stato e della pubblica amministrazione. Invece dei servizi sociali avremo la carità delle opere pie, basta il 5 per mille. Invece dell'universalismo del diritto alla salute, all'istruzione e alla previdenza, avremo la "sussidiarietà" di un privato che si regolerà guardando il portafoglio delle famiglie. La società in fondo non esiste, come diceva efficacemente la lady di ferro inglese, esistono gli individui: più che cittadini, vanno pesati in qualità di "clienti". Lo Stato residuo è solo Stato etico: quello che definisce la soglia della vita nel suo farsi e nel suo disfarsi, quello che proibisce e punisce le marginalità, quello che detta legge per conto delle gerarchie ecclesiastiche su cosa sia lecito fare nelle questioni relazionali, sessuali, di costume.

Ecco il passaggio d'epoca che dobbiamo fronteggiare mettendo in campo una alternativa credibile ai "governi della miseria" e alla "miseria dei governi" che stanno devastando il destino delle generazioni più giovani e stanno producendo un cataclisma sociale che ha la forza devastante (ma anche fondativa) di una guerra. Non credo sia un caso che le sconfitte più serie e più nitide Berlusconi le abbia subite non dentro al Palazzo, ma fuori, attraverso un lunga e variegata sequela di movimenti, di lotte, di socializzazione di saperi critici: che del berlusconismo hanno disvelato l'anima reazionaria e maschilista, decostruito la macchina del consenso, radiografato l'antropologia. Così è nata la rivoluzione delle primarie e dei ballottaggi, così è cresciuto il popolo dei referendum.

Lo dico con semplicità: la destra, a questo salto d'epoca, si presenta con il suo programma fondamentale: privatizzare i diritti, la società, la vita, la giustizia. Sradicare dal senso comune qualunque idea di interesse collettivo, chiudere i conti con tutte le luci del Novecento senza fare i conti con tutte le ombre del Novecento. Noi non possiamo che inventare la buona politica che rimette al centro l'inviolabilità delle persone, la ricchezza dei "valori d'uso", la centralità dei beni comuni.

Per questo mi ha emozionato la lettera che mi è stata indirizzata dalle colonne de il manifesto (31/8) da Alberto Lucarelli e Ugo Mattei. Accolgo senza indugio l'invito che mi viene rivolto. Noi ricorreremo a qualunque sede di giustizia contro le infamie sociali e le abnormità costituzionali della manovra finanziaria, la terza in pochi mesi che la destra infligge al Paese. Lo faremo anche con l'ausilio della passione scientifica e civile di chi ci mette a disposizione il proprio gratuito patrocinio. Lo faremo perché la bellezza, la memoria, la cultura, la dignità non sono valori negoziabili: e non c'è futuro possibile né vita vera se non costruiremo su queste parole il senso, la forza e la moralità della politica.