sabato 21 maggio 2011
venerdì 20 maggio 2011
mercoledì 18 maggio 2011
Post campagna elettorale
Cari amici
in questi giorni abbiamo stretto molte mani, abbiamo parlato molto e soprattutto abbiamo lavorato molto in questi cinque anni e per questa campagna elettorale.
La nostra piccola lista civica perde 70 voti rispetto al 2006 e con i nostri 281 voti non riusciremo ad avere una rappresentanza in consiglio comunale.
Girando per la nostra Este è comunque forte il segno che abbiamo lasciato, e le nostre idee e progetti sono stati la base di molte azioni "ecologicamente compatibili" dell'amministrazione Piva.
Siamo perciò contenti dell'apporto che abbiamo dato e che spero continueremo a dare in qualche modo alla prossima amministrazione Piva, e ripeto PIVA!
Anche se la sempreverde Paola gode di un lieve vantaggio, sono sicuro che gli elettori estensi non si faranno incantare da un toro allo spiedo o da migliaia di gadgets! Mi aspetto che gli estensi valutino bene il lavoro fatto dall'amministrazione Piva per votare al ballottaggio un sindaco che ha lavorato per Este 24 ore al giorno e che ha garantito una città più vivibile più bella e più ecologica!
Diamoci da fare affinché il lavoro della coalizione di centro-sx possa continuare e dare tutti i frutti sperati dopo cinque anni di impegno.
Grazie a tutti quelli che hanno espresso la loro preferenza su di noi e che quindi ci sostengono in questo momento difficile per la sinistra, anche se i segnali che vengono da Milano sono più che incoraggianti!
Grazie ancora
in questi giorni abbiamo stretto molte mani, abbiamo parlato molto e soprattutto abbiamo lavorato molto in questi cinque anni e per questa campagna elettorale.
La nostra piccola lista civica perde 70 voti rispetto al 2006 e con i nostri 281 voti non riusciremo ad avere una rappresentanza in consiglio comunale.
Girando per la nostra Este è comunque forte il segno che abbiamo lasciato, e le nostre idee e progetti sono stati la base di molte azioni "ecologicamente compatibili" dell'amministrazione Piva.
Siamo perciò contenti dell'apporto che abbiamo dato e che spero continueremo a dare in qualche modo alla prossima amministrazione Piva, e ripeto PIVA!
Anche se la sempreverde Paola gode di un lieve vantaggio, sono sicuro che gli elettori estensi non si faranno incantare da un toro allo spiedo o da migliaia di gadgets! Mi aspetto che gli estensi valutino bene il lavoro fatto dall'amministrazione Piva per votare al ballottaggio un sindaco che ha lavorato per Este 24 ore al giorno e che ha garantito una città più vivibile più bella e più ecologica!
Diamoci da fare affinché il lavoro della coalizione di centro-sx possa continuare e dare tutti i frutti sperati dopo cinque anni di impegno.
Grazie a tutti quelli che hanno espresso la loro preferenza su di noi e che quindi ci sostengono in questo momento difficile per la sinistra, anche se i segnali che vengono da Milano sono più che incoraggianti!
Grazie ancora
martedì 10 maggio 2011
Il Tar del Veneto boccia il revamping
Il Tar del Veneto boccia il revamping
Giornata e sentenza storica. Un pò in velocità, ma per condividere con tutti questo importantissimo passaggio, vi giro il primo comunicato dei Comitati (Ne faremo uno più ragionato e articolato), articoli di stampa (altri sono su gazzettino e corriere veneto) e iltesto delle 2 sentenze. Si respinge quella dei Comuni di Este e Baone, ma ricordo che gli stessi hanno impugnato come i Comitati tutti gli atti che hanno portato alla delibera di Giunta Provinciale e a rigor di logica avranno una sentenza simile alla nostra.
Si apre una nuova fase che richiede l'impegno e il contributo di tutti.
Intanto un ringraziamento a tutte/i quelle/i che in vario modo hanno sostenuto questa importantissima battaglia per il rispetto della legalità, in difesa della salute e del territorio.
UNITI, SI VINCONO ANCHE LE BATTAGLIE PIU' DIFFICILI... ORA NON ABBASSIAMO LA GUARDIA PERCHE' LA PARTITA NON E' CHIUSA.
CIAO - FRANCESCO MIAZZI
------------------------------------------------------------------------
COMUNICATO STAMPA
La sentenza del Tar del Veneto emessa il 9 maggio 2011 annulla la delibera di approvazione della VIA e condanna il Parco Colli Euganei al pagamento delle spese legali riconoscendo la piena incompatibilità del Progetto con la Legge del Parco .
Afferma il ruolo e la rappresentatività dei Comitati Cittadini accogliendo le obiezioni sollevate sin dall'inizio sulla legittimità del progetto dai Comitati stessi e da alcuni Sindaci , in particolare quelli dei comuni di Este e di Baone.
Questa sentenza, pertanto richiama gli Amministratori di Parco, Comune di Monselice e Provincia di Padova alle proprie responsabilità: con ogni mezzo consentito dalla legge, infatti, i cittadini hanno cercato di evidenziare quanto il Tribunale oggi ha sentenziato.
Indipendentemente dagli ulteriori possibili sviluppi giudiziari, riteniamo ora quanto mai necessario che sia finalmente inaugurata la fase della concertazione tra tutte le parti interessate (Comuni, Parco, Azienda, Sindacati, Provincia, Regione, Comitati, ecc.) che porti nella direzione stabilita dal Piano Ambientale del Parco Colli.
Oggi questa sentenza segna l'inizio di una pagina storica per la città di Monselice e per tutto il territorio del Parco.
I Comitati “Lasciateci Respirare” e “E Noi?”
Giornata e sentenza storica. Un pò in velocità, ma per condividere con tutti questo importantissimo passaggio, vi giro il primo comunicato dei Comitati (Ne faremo uno più ragionato e articolato), articoli di stampa (altri sono su gazzettino e corriere veneto) e iltesto delle 2 sentenze. Si respinge quella dei Comuni di Este e Baone, ma ricordo che gli stessi hanno impugnato come i Comitati tutti gli atti che hanno portato alla delibera di Giunta Provinciale e a rigor di logica avranno una sentenza simile alla nostra.
Si apre una nuova fase che richiede l'impegno e il contributo di tutti.
Intanto un ringraziamento a tutte/i quelle/i che in vario modo hanno sostenuto questa importantissima battaglia per il rispetto della legalità, in difesa della salute e del territorio.
UNITI, SI VINCONO ANCHE LE BATTAGLIE PIU' DIFFICILI... ORA NON ABBASSIAMO LA GUARDIA PERCHE' LA PARTITA NON E' CHIUSA.
CIAO - FRANCESCO MIAZZI
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COMUNICATO STAMPA
La sentenza del Tar del Veneto emessa il 9 maggio 2011 annulla la delibera di approvazione della VIA e condanna il Parco Colli Euganei al pagamento delle spese legali riconoscendo la piena incompatibilità del Progetto con la Legge del Parco .
Afferma il ruolo e la rappresentatività dei Comitati Cittadini accogliendo le obiezioni sollevate sin dall'inizio sulla legittimità del progetto dai Comitati stessi e da alcuni Sindaci , in particolare quelli dei comuni di Este e di Baone.
Questa sentenza, pertanto richiama gli Amministratori di Parco, Comune di Monselice e Provincia di Padova alle proprie responsabilità: con ogni mezzo consentito dalla legge, infatti, i cittadini hanno cercato di evidenziare quanto il Tribunale oggi ha sentenziato.
Indipendentemente dagli ulteriori possibili sviluppi giudiziari, riteniamo ora quanto mai necessario che sia finalmente inaugurata la fase della concertazione tra tutte le parti interessate (Comuni, Parco, Azienda, Sindacati, Provincia, Regione, Comitati, ecc.) che porti nella direzione stabilita dal Piano Ambientale del Parco Colli.
Oggi questa sentenza segna l'inizio di una pagina storica per la città di Monselice e per tutto il territorio del Parco.
I Comitati “Lasciateci Respirare” e “E Noi?”
Video con Beatrice, Ivan e Alberto
Condivido con tutti voi questo stupendo video realizzato sabato scorso con la collaborazione di Stefano Saoncella.
Buona visione
Alberto Manfrin
mercoledì 4 maggio 2011
Referendum 12 e 13 giugno - Vota Sì
Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti . Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma RADIO RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
'E arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!
Mariachiara Alberton
RICORDATEVI CHE DOVETE PUBBLICIZZARLO VOI IL REFERENDUM... perchè il Governo non farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset.
Sapete perché ? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum
lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i
cittadini italiani:
Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E'
necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone
Il referendum non sarà pubblicizzato in TV.
I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il
12 giugno. QUINDI : I cittadini, non andranno a votare il referendum.
Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il
referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.
Passaparola!
martedì 3 maggio 2011
sabato 30 aprile 2011
APPELLO DEL COMITATO LASCIATECI RESPIRARE ALLA SENSIBILITA' DEI PROPRI SIMPATIZZANTI
Cogliamo l'occasione per ringraziare quanti si sono già attivati ed hanno fatto pervenire in vario modo il loro contributo. E' un buon avvio ma siamo molto al di sotto delle esigenze processuali. Quindi continueremo a ricordare i riferimenti.
A seguire appuntamenti e articoli apparsi sulla stampa locale. intanto segnalo, a questo link, l'articolo relativo alla vicenda di monselice portato in home page anche sul sito di altreconomia: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2749
Ciao Francesco Miazzi
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------
VI RICORDIAMO CHE SERVE UN AIUTO CONCRETO PER FAR FRONTE ALLA CITAZIONE CHE CI HA INVIATO ITALCEMENTI. QUESTI SONO I RIFERIMENTI DA DIFFONDERE E UTILIZZARE.
CONTIAMO SU TUTTE/I VOI....
· Comitato “E Noi?” IBAN: IT52 Q084 5262 6600 3013 0030 930
· Comitato “Lasciateci Respirare” IBAN: IT50 M050 4062 6610 0000 0617 222
Anche con Carta di Credito collegandosi al sito http://www.lasciatecirespirare.it
OPPURE
Contributo a mezzo C/C Postale:
Nr° conto: 000004341082
Intestato a: Paolo Masin
Causale: Contributo comitato “Lasciateci Respirare"
Oppure a mezzo Bonifico
Codice IBAN: IT89 S076 0112 1000 0000 4341 082
Intestato a: Paolo Masin
Causale: Contributo comitato “Lasciateci Respirare"
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Caro Amico e/o cara Amica,
come certamente saprai , da mesi siamo impegnati contro la costruzione del nuovo stabilimento di Italcementi che - a nostro avviso – danneggerebbe il territorio e verrebbe comunque costruito aggirando le leggi che regolano il Parco.
Potrai leggere nell’allegato una sintesi dei fatti che si sono susseguiti in questi mesi e che ci hanno impegnato a fondo: dall’esposto in Procura, al ricorso al TAR del Veneto che verrà discusso finalmente il prossimo 5 maggio, alla citazione per danni che abbiamo ingiustamente ricevuto da Italcementi.
Come saprai, la multinazionale (che ha dichiarato circa 5 miliardi di euro di fatturato) sostiene che con la nostra diffida e con un volantino del Comitato “E noi?” sono state diffuse notizie false e perciò è stata lesa la sua immagine.
Per questo ha chiesto che il Giudice ci condanni al pagamento di 160 mila euro di risarcimento più la pubblicazione, a nostre spese, su tre quotidiani locali della rettifica di quanto abbiamo scritto. Come non bastasse il Tribunale competente è quello di Bergamo, cosa che costringerà i nostri Avvocati a numerose trasferte.
Da parte nostra possiamo assicurare che tutto quanto abbiamo affermato è comprovato da documenti e quindi non abbiamo commesso alcun reato di diffamazione.
Purtroppo però l’esperienza ci insegna che quando la controparte è così potente non si può essere sicuri di nulla e pertanto riteniamo necessario avviare una raccolta di contributi, sia per fronteggiare le spese di difesa sia per costituire un fondo in grado di sopperire ad una ipotetica condanna, le cui conseguenze economiche graverebbero – con devastanti conseguenze - solo sui presidenti dei due Comitati, in quanto rappresentanti legali.
Chiediamo dunque la tua solidarietà perché mai come in questo frangente: “L’unione fa la forza”.
E’ comunque nostra sincera convinzione che il Giudice riconoscerà le nostre ragioni assolvendoci dalle accuse che ci sono state mosse.
In tal caso – una volta conclusa la vicenda - vorremmo poter utilizzare le somme raccolte per costituire una Fondazione che operi sul territorio creando nuove e migliori opportunità per tutti.
Se lo desideri, però, potrai chiedere la restituzione di quanto versato esibendo la ricevuta del bonifico stesso. In questo caso, sarà eventualmente trattenuta solo una piccola percentuale quale contributo per le spese legali, che - ci auguriamo - saranno minime.
Ti ringraziamo per l’attenzione che ancora una volta ci hai riservato e contiamo anche sul tuo aiuto per riuscire – tutti insieme – a vincere questa battaglia importantissima per il nostro avvenire e soprattutto per i nostri figli.
Monselice, aprile 2011
Francesco Miazzi
Comitato “Lasciateci respirare”
Silvia Mazzetto
Comitato “E Noi?”
A seguire appuntamenti e articoli apparsi sulla stampa locale. intanto segnalo, a questo link, l'articolo relativo alla vicenda di monselice portato in home page anche sul sito di altreconomia: http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=2749
Ciao Francesco Miazzi
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VI RICORDIAMO CHE SERVE UN AIUTO CONCRETO PER FAR FRONTE ALLA CITAZIONE CHE CI HA INVIATO ITALCEMENTI. QUESTI SONO I RIFERIMENTI DA DIFFONDERE E UTILIZZARE.
CONTIAMO SU TUTTE/I VOI....
· Comitato “E Noi?” IBAN: IT52 Q084 5262 6600 3013 0030 930
· Comitato “Lasciateci Respirare” IBAN: IT50 M050 4062 6610 0000 0617 222
Anche con Carta di Credito collegandosi al sito http://www.lasciatecirespirare.it
OPPURE
Contributo a mezzo C/C Postale:
Nr° conto: 000004341082
Intestato a: Paolo Masin
Causale: Contributo comitato “Lasciateci Respirare"
Oppure a mezzo Bonifico
Codice IBAN: IT89 S076 0112 1000 0000 4341 082
Intestato a: Paolo Masin
Causale: Contributo comitato “Lasciateci Respirare"
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Caro Amico e/o cara Amica,
come certamente saprai , da mesi siamo impegnati contro la costruzione del nuovo stabilimento di Italcementi che - a nostro avviso – danneggerebbe il territorio e verrebbe comunque costruito aggirando le leggi che regolano il Parco.
Potrai leggere nell’allegato una sintesi dei fatti che si sono susseguiti in questi mesi e che ci hanno impegnato a fondo: dall’esposto in Procura, al ricorso al TAR del Veneto che verrà discusso finalmente il prossimo 5 maggio, alla citazione per danni che abbiamo ingiustamente ricevuto da Italcementi.
Come saprai, la multinazionale (che ha dichiarato circa 5 miliardi di euro di fatturato) sostiene che con la nostra diffida e con un volantino del Comitato “E noi?” sono state diffuse notizie false e perciò è stata lesa la sua immagine.
Per questo ha chiesto che il Giudice ci condanni al pagamento di 160 mila euro di risarcimento più la pubblicazione, a nostre spese, su tre quotidiani locali della rettifica di quanto abbiamo scritto. Come non bastasse il Tribunale competente è quello di Bergamo, cosa che costringerà i nostri Avvocati a numerose trasferte.
Da parte nostra possiamo assicurare che tutto quanto abbiamo affermato è comprovato da documenti e quindi non abbiamo commesso alcun reato di diffamazione.
Purtroppo però l’esperienza ci insegna che quando la controparte è così potente non si può essere sicuri di nulla e pertanto riteniamo necessario avviare una raccolta di contributi, sia per fronteggiare le spese di difesa sia per costituire un fondo in grado di sopperire ad una ipotetica condanna, le cui conseguenze economiche graverebbero – con devastanti conseguenze - solo sui presidenti dei due Comitati, in quanto rappresentanti legali.
Chiediamo dunque la tua solidarietà perché mai come in questo frangente: “L’unione fa la forza”.
E’ comunque nostra sincera convinzione che il Giudice riconoscerà le nostre ragioni assolvendoci dalle accuse che ci sono state mosse.
In tal caso – una volta conclusa la vicenda - vorremmo poter utilizzare le somme raccolte per costituire una Fondazione che operi sul territorio creando nuove e migliori opportunità per tutti.
Se lo desideri, però, potrai chiedere la restituzione di quanto versato esibendo la ricevuta del bonifico stesso. In questo caso, sarà eventualmente trattenuta solo una piccola percentuale quale contributo per le spese legali, che - ci auguriamo - saranno minime.
Ti ringraziamo per l’attenzione che ancora una volta ci hai riservato e contiamo anche sul tuo aiuto per riuscire – tutti insieme – a vincere questa battaglia importantissima per il nostro avvenire e soprattutto per i nostri figli.
Monselice, aprile 2011
Francesco Miazzi
Comitato “Lasciateci respirare”
Silvia Mazzetto
Comitato “E Noi?”
lunedì 25 aprile 2011
25 APRILE 2011 – Este
Buongiorno e buon 25 Aprile a tutti,
un saluto a tutti voi qui intervenuti: al Sindaco di Este Giancarlo Piva, ai rappresentanti di tutte le associazioni combattentistiche, d’arma e partigiane (oltre all’ANPI , il Corpo Volontari della Libertà), all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, ai VVFF, alla Protezione Civile.
Ma soprattutto un caro saluto a ogni cittadino che oggi, qui, celebrando il 66° anniversario della Liberazione d’Italia dall’oppressione nazifascista e la vittoria della Resistenza antifascista, festeggia così l’Italia tutta intera, la propria Patria, poiché nella lotta di Liberazione sta il fondamento del nostro essere italiani oggi, il fondamento della nostra Costituzione repubblicana che custodisce l’identità comune della Nazione.
Mi chiamo Irene Barichello, ho 29 anni e vi porto il saluto dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di cui faccio parte dal 2006, da quando cioè i nostri “grandi vecchi” hanno deciso che la loro associazione, costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, e qualificata come Ente morale il 5 aprile del 1945, ha deciso di aprirsi anche a chi la Resistenza non l’aveva combattuta, ai semplici antifascisti. Hanno voluto, insomma, ancora una volta con un gesto di grande generosità e fiducia, passare il testimone alle nuove e più giovani generazioni, sicuri che i valori per cui avevano vissuto e – in molti – erano morti dovessero vivere e diffondersi ben aldilà delle loro vite. Erano, quelli in cui credevano, valori positivi, universalmente validi condivisibili, parlo di pace, solidarietà, uguaglianza, giustizia, libertà. Parlo di tutti i valori, diritti e doveri sanciti nella nostra bellissima e giovane Costituzione, tanto che il comma L dell’art. 2 dello Statuto dell’ANPI mette fra gli scopi degli aderenti il «concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato i principi».
Sento parole simili e non posso, con una certa amarezza, non pensare alle recentissime proposte di alcuni esponenti della maggioranza di governo di modificare – per esempio, ma è solo uno degli ultimi assalti in ordine di tempo – la XII disposizione transitoria e finale della nostra costituzione che recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» e in base alla quale, con la legge n. 645 del 20 giugno 1952, si prevede il reato di apologia di fascismo, commesso da chiunque «fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione di quel disciolto partito, oppure da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». E, attenzione, la riorganizzazione del partito fascista si intende «quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie di quel partito, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista».
Ripeto ancora, dentro di me, queste parole, che sono leggi dello Stato, e penso alle tante, troppe, sistematiche volte in cui, invece, le nostre istituzioni democratiche sono state denigrate, il nostro tricolore vilipeso, il razzismo esaltato e proposto con becero orgoglio, facendo leva su ataviche, animalesche paure. Penso ai manifesti raffiguranti camionette cariche di fascisti e camice nere o fasci littori affissi a Roma e in altri comuni, anche del padovano, penso allo strisciante revisionismo, o peggio negazionismo, che da anni serpeggia nella nostra Repubblica camuffato sotto accattivanti copertine divenute bestsellers, penso alla gaffe (ma quanto davvero inconsapevole e innocente?) compiuta l’anno scorso dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che dai nuovi programmi di storia indirizzati ai ragazzi del quinto anno del ciclo scolastico superiore avevano fatto sparire ogni riferimento alla Resistenza, all’antifascismo, alla Liberazione. Penso a qualche nostro esponente regionale di Governo che, confondendo compassione e umana pietà dovuta a ogni morto con fatti e verità storiche, equipara ancora una volta – e siamo stufi di queste falsità cocciutamente e ottusamente ripetute – partigiani e repubblichini. Tali affermazioni, che l’Assessore Donazzan (fotografata recentemente al cimitero di Valdobbiadene durante una commemorazione della famigerata X Mas) tenta di spacciare come l’unica via alla pacificazione e riconciliazione nazionale, suonano talmente false, provocatorie e inaccettabili che causano una levata di scudi addirittura tra le fila del centro destra e sono felice, come italiana, oggi, di fare mie le parole del Sindaco di Verona Flavio Tosi, leghista come quelli che oggi vogliono festeggiare solo la Festa di San Marco che ha chiarito: «Sui valori della libertà e della democrazia contrapposti alla dittatura e alla barbarie nazifascista, non c'è da discutere. Ha fortunatamente vinto chi era nel giusto. Quella del 25 aprile dovrebbe essere una festa di tutti perché, grazie a quegli eventi, tutti possiamo vivere in una società libera e democratica. Gli artefici della Liberazione, oltre alle Forze Alleate e all'Esercito Italiano, furono le Forze partigiane, le quali rispecchiavano una pluralità di opinioni politiche: sarebbe ingeneroso e oltraggioso nei loro confronti iscriverle d'ufficio a una sola parte».
Davvero Tosi tocca, in pochissime righe, temi fondamentali per una corretta lettura della Resistenza: la varietà delle sensibilità politiche che ingrossarono le brigate partigiane.
Mente chi vorrebbe fare di ogni partigiano e resistente un comunista! Mente e reca offesa alla memoria e all’identità dei tanti che hanno dato la giovinezza e la vita per il riscatto della nostra Italia: certo vi erano i comunisti, come il Rettore e latinista Concetto Marchesi, delle brigate Garibaldi, ma anche i militanti del Partito d’azione attivi nelle squadre di Giustizia e Libertà come il liberale prof. Egidio Meneghetti o il federalista Silvio Trentin; ancora le formazioni militari di ispirazione cattolica che portano i nomi di Damiano Chiesa, un irredentista di Rovereto fucilato dagli austriaci come disertore nel 1916, e del vostro Guido Negri, capitano cattolico di Este morto durante la prima guerra mondiale. E cosa dire dei nostri militari? Il 90% dei quali, dopo l’8 settembre ’43, ha preferito restare internato nei campi tedeschi piuttosto che barattare il rientro in patria con la propria adesione alla Repubblica Sociale di Salò, voluta dagli occupanti nazisti e a loro asservita? Erano tutti comunisti? Che dire, poi, del ruolo della Chiesa nella campagna veneta? Il suo progressivo schierarsi verso la Resistenza fece sì che il mondo rurale, ove così ampiamente era radicata la presenza del clero, uscisse dalla sua alterità e, qualche volta attivamente, più spesso passivamente (nascondendo, dando viveri e vestiti, non denunciando), abbracciasse piuttosto la causa della Resistenza che non la causa dei suoi avversari. Erano per questo tutti comunisti quei contadini? Tonache rosse tutti i parroci? Banali e riduttive sciocchezze.
Agli anacronistici estimatori della mortifera X Mas, ai nostalgici della RSI e dei collaborazionisti fascisti che spesso, specie nelle zone di confine del Litorale Adriatico, erano ai diretti ordini e dipendenze del Führer Hitler e a lui, oltre che al Duce, prestavano giuramento di obbedienza assoluta, a tutti coloro che vorrebbero – in nome della pacificazione – non compiere loro un passo avanti, ripulendosi dalle ideologie violente e xenofobe nazifasciste, ma preferirebbero trascinare i valori dei nostri resistenti nel fango indistinto della guerra e dei suoi inevitabili crimini, ecco a tutti questi basti la risposta che Ferruccio Parri diede già nel 1945:
«Sono poi venuti i contabili maligni dei misfatti partigiani. Ma sì, lo sappiamo anche noi, ci fu nel movimento partigiano il buono e il cattivo, gli eroi e i saccheggiatori, i generosi e i crudeli, ci fu un popolo con le sue virtù e i suoi vizi.
Tutto vero. Tutto da noi già detto, proclamato, deplorato e condannato. Ma basta un’oncia della fede che ha animato in un’ora decisiva della sua storia il popolo italiano per riscattare ogni scoria.
Non si può cancellare dalla storia d’Italia un movimento storico di fierezza e di generosità. Non si può cancellare questa guerra di popolo, nata dal popolo. Rimanga per l’avvenire come premessa e promessa di libertà e di democrazia».
Ecco, bastino queste parole e si possa, finalmente celebrare la Liberazione come momento di chiamata a raccolta delle forze migliori del nostro Paese. Non mi si tacci, vi prego, di sterile retorica della Resistenza, come ebbe già a dire il grande Piero Calamandrei: «Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova costituzione repubblicana, seduti su questi scranni, non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani. […] Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la fede e la morte la fede nella giustizia».
Non c’era retorica, anzi, nelle azioni partigiane condotte nell’estense e nel montagnanese: qui, come in tutte le zone che conoscono miseria, lavoro precario, disoccupazione e rapporti sociali di dura contrapposizione e emarginazione, hanno attecchito anche organizzazioni predatorie di banditi e rapinatori; è in quest’area che si è sviluppata, poco prima della guerra, la banda Bedin. Tra i giovani maschi poveri non mancano quindi ladruncoli e banditi, che esprimono nelle azioni illegali la loro aggressività e la loro voglia di rivalsa sociale. È significativo che non pochi dei renitenti e poi dei partigiani di questa zona, soprattutto tra i garibaldini ma anche tra le brigate cattoliche, vengano proprio da questi ambienti. L’esempio più celebre è quello di Clemente Lampioni, “Pino” (che però proviene dal Piovese) uno dei quadri della banda Bedin che, a quarant’anni, diventerà uno dei più valorosi partigiani della garibaldina divisione Garemi. In montagna sarà un commissario cosciente e scrupoloso. Tornato a Padova morirà da eroe sulla forca di via S. Lucia, assieme a Flavio Busonera ed Ettore Calderoni, il 17 agosto 1944.
Pensava forse a loro Calvino, quando nel 1964 scrivendo una nuova prefazione al suo Sentiero dei nidi di Ragno, rispondeva così ai detrattori della Resistenza: «D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi».
La stessa voglia di riscatto, di libertà, dignità e giustizia agiva nei nostri Partigiani, fossero comunisti, socialisti o cattolici democristiani come i comandanti militari Mario Tognato, Michele Salvini e Agostino Sartori Borotto, tutti del CLN di Este che iniziano a muoversi grazie anche al consistente lancio alleato di armi ed esplosivi. La loro formazione era intitolata all’eroe cittadellese Luigi Pierobon, partigiano cattolico fucilato nella caserma di Chiesanuova: si specializzeranno in sabotaggi e attentati ai ponti ferroviari e stradali. Per chi viene catturato la sorte è spietata: la morte arriva dopo lente, lunghe e atroci torture (insuperabile per questi lavori sporchi fu la banda del maggiore Mario Carità, alle dirette dipendenze tedesche). Le ritorsioni nazifasciste di perpetrano anche sulla popolazione civile, e non sempre come rappresaglia a seguito di colpi partigiani: soprattutto nell’aprile del 1945, sentendo la fine ormai prossima e gli alleati anglo-americani alle calcagna, nazisti e fascisti operano massacri atroci anche di fronte al semplice rifiuto della popolazione di consegnare animali o viveri o in seguito all’arresto di alcuni loro camerati. Succede anche nell’estense e nel montagnanese, dove i tedeschi ammazzano complessivamente una sessantina di persone in vari paesi, fra cui Pra di Este.
Era davvero il colpo di coda di una forza violenta e malvagia, che ha generato morte e distruzione fino a un attimo prima di spegnersi.
Lo sapeva anche Giordano Cavestri, “Mirko”, 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, che scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944. Vogliono avvicinarmi alla conclusione di questa cerimonia con le sue parole:
“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Grazie anche a lui abbiamo oggi una costituzione intrinsecamente antifascista «non – come ricorda il giovane costituzionalista Marco Gianpieretti – perché sia stata scritta da antifascisti desiderosi di vendicarsi dei torti subiti, ma perché con essa i Costituenti hanno deciso di voltare definitivamente pagina rispetto alle tragiche esperienze del fascismo e della guerra […] L’antifascismo della nostra Costituzione non sta dunque soltanto nella XII disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista […] ma sta nei fondamenti e nell’architettura del sistema. Un sistema articolato, plurale e aperto che mette al centro la persona umana, con la sua dignità e i suoi diritti, e pone lo Stato al suo servizio».
La festa della liberazione è un riassunto. Un riassunto di tutto ciò che di bello e importante c’è nella nostra Italia. La Repubblica stessa comincia da lì. C’è sempre stato e sempre ci sarà chi insulta la memoria. Il modo migliore per contrastare chi mortifica il 25 aprile è fare memoria. Non basta delegare il racconto ai più anziani, a quelli che c’erano. Tra non molto non avremo più la memoria diretta di chi ha fatto la resistenza – unico sicuro antidoto al revisionismo. Dovremo allora prepararci sui libri e, soprattutto, fare nostri fino in fondo, fino a renderli parte di noi, del nostro pensare ed agire, quei valori. Farlo non è semplice, è un onore ma anche una necessaria responsabilità civile. I valori non muoiono con chi li ha costruiti. Dipende da noi. Tocca noi, come ci ha chiesto prima di morire, il partigiano “Mirko” rifare questa povera Italia, col suo sole così caldo, rifarla come l’avevano sognata loro e come vogliamo sognarla ancora noi.
Viva la Resistenza! Viva l’Italia!
Irene Barichello
ANPI Padova
un saluto a tutti voi qui intervenuti: al Sindaco di Este Giancarlo Piva, ai rappresentanti di tutte le associazioni combattentistiche, d’arma e partigiane (oltre all’ANPI , il Corpo Volontari della Libertà), all’Arma dei Carabinieri, alla Guardia di Finanza, ai VVFF, alla Protezione Civile.
Ma soprattutto un caro saluto a ogni cittadino che oggi, qui, celebrando il 66° anniversario della Liberazione d’Italia dall’oppressione nazifascista e la vittoria della Resistenza antifascista, festeggia così l’Italia tutta intera, la propria Patria, poiché nella lotta di Liberazione sta il fondamento del nostro essere italiani oggi, il fondamento della nostra Costituzione repubblicana che custodisce l’identità comune della Nazione.
Mi chiamo Irene Barichello, ho 29 anni e vi porto il saluto dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di cui faccio parte dal 2006, da quando cioè i nostri “grandi vecchi” hanno deciso che la loro associazione, costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal CLN del Centro Italia, e qualificata come Ente morale il 5 aprile del 1945, ha deciso di aprirsi anche a chi la Resistenza non l’aveva combattuta, ai semplici antifascisti. Hanno voluto, insomma, ancora una volta con un gesto di grande generosità e fiducia, passare il testimone alle nuove e più giovani generazioni, sicuri che i valori per cui avevano vissuto e – in molti – erano morti dovessero vivere e diffondersi ben aldilà delle loro vite. Erano, quelli in cui credevano, valori positivi, universalmente validi condivisibili, parlo di pace, solidarietà, uguaglianza, giustizia, libertà. Parlo di tutti i valori, diritti e doveri sanciti nella nostra bellissima e giovane Costituzione, tanto che il comma L dell’art. 2 dello Statuto dell’ANPI mette fra gli scopi degli aderenti il «concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato i principi».
Sento parole simili e non posso, con una certa amarezza, non pensare alle recentissime proposte di alcuni esponenti della maggioranza di governo di modificare – per esempio, ma è solo uno degli ultimi assalti in ordine di tempo – la XII disposizione transitoria e finale della nostra costituzione che recita: «È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista» e in base alla quale, con la legge n. 645 del 20 giugno 1952, si prevede il reato di apologia di fascismo, commesso da chiunque «fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità» di riorganizzazione di quel disciolto partito, oppure da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche». E, attenzione, la riorganizzazione del partito fascista si intende «quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie di quel partito, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista».
Ripeto ancora, dentro di me, queste parole, che sono leggi dello Stato, e penso alle tante, troppe, sistematiche volte in cui, invece, le nostre istituzioni democratiche sono state denigrate, il nostro tricolore vilipeso, il razzismo esaltato e proposto con becero orgoglio, facendo leva su ataviche, animalesche paure. Penso ai manifesti raffiguranti camionette cariche di fascisti e camice nere o fasci littori affissi a Roma e in altri comuni, anche del padovano, penso allo strisciante revisionismo, o peggio negazionismo, che da anni serpeggia nella nostra Repubblica camuffato sotto accattivanti copertine divenute bestsellers, penso alla gaffe (ma quanto davvero inconsapevole e innocente?) compiuta l’anno scorso dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che dai nuovi programmi di storia indirizzati ai ragazzi del quinto anno del ciclo scolastico superiore avevano fatto sparire ogni riferimento alla Resistenza, all’antifascismo, alla Liberazione. Penso a qualche nostro esponente regionale di Governo che, confondendo compassione e umana pietà dovuta a ogni morto con fatti e verità storiche, equipara ancora una volta – e siamo stufi di queste falsità cocciutamente e ottusamente ripetute – partigiani e repubblichini. Tali affermazioni, che l’Assessore Donazzan (fotografata recentemente al cimitero di Valdobbiadene durante una commemorazione della famigerata X Mas) tenta di spacciare come l’unica via alla pacificazione e riconciliazione nazionale, suonano talmente false, provocatorie e inaccettabili che causano una levata di scudi addirittura tra le fila del centro destra e sono felice, come italiana, oggi, di fare mie le parole del Sindaco di Verona Flavio Tosi, leghista come quelli che oggi vogliono festeggiare solo la Festa di San Marco che ha chiarito: «Sui valori della libertà e della democrazia contrapposti alla dittatura e alla barbarie nazifascista, non c'è da discutere. Ha fortunatamente vinto chi era nel giusto. Quella del 25 aprile dovrebbe essere una festa di tutti perché, grazie a quegli eventi, tutti possiamo vivere in una società libera e democratica. Gli artefici della Liberazione, oltre alle Forze Alleate e all'Esercito Italiano, furono le Forze partigiane, le quali rispecchiavano una pluralità di opinioni politiche: sarebbe ingeneroso e oltraggioso nei loro confronti iscriverle d'ufficio a una sola parte».
Davvero Tosi tocca, in pochissime righe, temi fondamentali per una corretta lettura della Resistenza: la varietà delle sensibilità politiche che ingrossarono le brigate partigiane.
Mente chi vorrebbe fare di ogni partigiano e resistente un comunista! Mente e reca offesa alla memoria e all’identità dei tanti che hanno dato la giovinezza e la vita per il riscatto della nostra Italia: certo vi erano i comunisti, come il Rettore e latinista Concetto Marchesi, delle brigate Garibaldi, ma anche i militanti del Partito d’azione attivi nelle squadre di Giustizia e Libertà come il liberale prof. Egidio Meneghetti o il federalista Silvio Trentin; ancora le formazioni militari di ispirazione cattolica che portano i nomi di Damiano Chiesa, un irredentista di Rovereto fucilato dagli austriaci come disertore nel 1916, e del vostro Guido Negri, capitano cattolico di Este morto durante la prima guerra mondiale. E cosa dire dei nostri militari? Il 90% dei quali, dopo l’8 settembre ’43, ha preferito restare internato nei campi tedeschi piuttosto che barattare il rientro in patria con la propria adesione alla Repubblica Sociale di Salò, voluta dagli occupanti nazisti e a loro asservita? Erano tutti comunisti? Che dire, poi, del ruolo della Chiesa nella campagna veneta? Il suo progressivo schierarsi verso la Resistenza fece sì che il mondo rurale, ove così ampiamente era radicata la presenza del clero, uscisse dalla sua alterità e, qualche volta attivamente, più spesso passivamente (nascondendo, dando viveri e vestiti, non denunciando), abbracciasse piuttosto la causa della Resistenza che non la causa dei suoi avversari. Erano per questo tutti comunisti quei contadini? Tonache rosse tutti i parroci? Banali e riduttive sciocchezze.
Agli anacronistici estimatori della mortifera X Mas, ai nostalgici della RSI e dei collaborazionisti fascisti che spesso, specie nelle zone di confine del Litorale Adriatico, erano ai diretti ordini e dipendenze del Führer Hitler e a lui, oltre che al Duce, prestavano giuramento di obbedienza assoluta, a tutti coloro che vorrebbero – in nome della pacificazione – non compiere loro un passo avanti, ripulendosi dalle ideologie violente e xenofobe nazifasciste, ma preferirebbero trascinare i valori dei nostri resistenti nel fango indistinto della guerra e dei suoi inevitabili crimini, ecco a tutti questi basti la risposta che Ferruccio Parri diede già nel 1945:
«Sono poi venuti i contabili maligni dei misfatti partigiani. Ma sì, lo sappiamo anche noi, ci fu nel movimento partigiano il buono e il cattivo, gli eroi e i saccheggiatori, i generosi e i crudeli, ci fu un popolo con le sue virtù e i suoi vizi.
Tutto vero. Tutto da noi già detto, proclamato, deplorato e condannato. Ma basta un’oncia della fede che ha animato in un’ora decisiva della sua storia il popolo italiano per riscattare ogni scoria.
Non si può cancellare dalla storia d’Italia un movimento storico di fierezza e di generosità. Non si può cancellare questa guerra di popolo, nata dal popolo. Rimanga per l’avvenire come premessa e promessa di libertà e di democrazia».
Ecco, bastino queste parole e si possa, finalmente celebrare la Liberazione come momento di chiamata a raccolta delle forze migliori del nostro Paese. Non mi si tacci, vi prego, di sterile retorica della Resistenza, come ebbe già a dire il grande Piero Calamandrei: «Fra un secolo si immaginerà che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva sulla nuova costituzione repubblicana, seduti su questi scranni, non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani. […] Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile; quella di morire, di testimoniare con la fede e la morte la fede nella giustizia».
Non c’era retorica, anzi, nelle azioni partigiane condotte nell’estense e nel montagnanese: qui, come in tutte le zone che conoscono miseria, lavoro precario, disoccupazione e rapporti sociali di dura contrapposizione e emarginazione, hanno attecchito anche organizzazioni predatorie di banditi e rapinatori; è in quest’area che si è sviluppata, poco prima della guerra, la banda Bedin. Tra i giovani maschi poveri non mancano quindi ladruncoli e banditi, che esprimono nelle azioni illegali la loro aggressività e la loro voglia di rivalsa sociale. È significativo che non pochi dei renitenti e poi dei partigiani di questa zona, soprattutto tra i garibaldini ma anche tra le brigate cattoliche, vengano proprio da questi ambienti. L’esempio più celebre è quello di Clemente Lampioni, “Pino” (che però proviene dal Piovese) uno dei quadri della banda Bedin che, a quarant’anni, diventerà uno dei più valorosi partigiani della garibaldina divisione Garemi. In montagna sarà un commissario cosciente e scrupoloso. Tornato a Padova morirà da eroe sulla forca di via S. Lucia, assieme a Flavio Busonera ed Ettore Calderoni, il 17 agosto 1944.
Pensava forse a loro Calvino, quando nel 1964 scrivendo una nuova prefazione al suo Sentiero dei nidi di Ragno, rispondeva così ai detrattori della Resistenza: «D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi».
La stessa voglia di riscatto, di libertà, dignità e giustizia agiva nei nostri Partigiani, fossero comunisti, socialisti o cattolici democristiani come i comandanti militari Mario Tognato, Michele Salvini e Agostino Sartori Borotto, tutti del CLN di Este che iniziano a muoversi grazie anche al consistente lancio alleato di armi ed esplosivi. La loro formazione era intitolata all’eroe cittadellese Luigi Pierobon, partigiano cattolico fucilato nella caserma di Chiesanuova: si specializzeranno in sabotaggi e attentati ai ponti ferroviari e stradali. Per chi viene catturato la sorte è spietata: la morte arriva dopo lente, lunghe e atroci torture (insuperabile per questi lavori sporchi fu la banda del maggiore Mario Carità, alle dirette dipendenze tedesche). Le ritorsioni nazifasciste di perpetrano anche sulla popolazione civile, e non sempre come rappresaglia a seguito di colpi partigiani: soprattutto nell’aprile del 1945, sentendo la fine ormai prossima e gli alleati anglo-americani alle calcagna, nazisti e fascisti operano massacri atroci anche di fronte al semplice rifiuto della popolazione di consegnare animali o viveri o in seguito all’arresto di alcuni loro camerati. Succede anche nell’estense e nel montagnanese, dove i tedeschi ammazzano complessivamente una sessantina di persone in vari paesi, fra cui Pra di Este.
Era davvero il colpo di coda di una forza violenta e malvagia, che ha generato morte e distruzione fino a un attimo prima di spegnersi.
Lo sapeva anche Giordano Cavestri, “Mirko”, 18 anni, studente di Parma, medaglia d’oro al valor militare, che scrisse questa lettera appena prima di essere fucilato dai nazifascisti il 4 maggio 1944. Vogliono avvicinarmi alla conclusione di questa cerimonia con le sue parole:
“Cari compagni, ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia. Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella. Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile. Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà” .
Grazie anche a lui abbiamo oggi una costituzione intrinsecamente antifascista «non – come ricorda il giovane costituzionalista Marco Gianpieretti – perché sia stata scritta da antifascisti desiderosi di vendicarsi dei torti subiti, ma perché con essa i Costituenti hanno deciso di voltare definitivamente pagina rispetto alle tragiche esperienze del fascismo e della guerra […] L’antifascismo della nostra Costituzione non sta dunque soltanto nella XII disposizione transitoria e finale, che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista […] ma sta nei fondamenti e nell’architettura del sistema. Un sistema articolato, plurale e aperto che mette al centro la persona umana, con la sua dignità e i suoi diritti, e pone lo Stato al suo servizio».
La festa della liberazione è un riassunto. Un riassunto di tutto ciò che di bello e importante c’è nella nostra Italia. La Repubblica stessa comincia da lì. C’è sempre stato e sempre ci sarà chi insulta la memoria. Il modo migliore per contrastare chi mortifica il 25 aprile è fare memoria. Non basta delegare il racconto ai più anziani, a quelli che c’erano. Tra non molto non avremo più la memoria diretta di chi ha fatto la resistenza – unico sicuro antidoto al revisionismo. Dovremo allora prepararci sui libri e, soprattutto, fare nostri fino in fondo, fino a renderli parte di noi, del nostro pensare ed agire, quei valori. Farlo non è semplice, è un onore ma anche una necessaria responsabilità civile. I valori non muoiono con chi li ha costruiti. Dipende da noi. Tocca noi, come ci ha chiesto prima di morire, il partigiano “Mirko” rifare questa povera Italia, col suo sole così caldo, rifarla come l’avevano sognata loro e come vogliamo sognarla ancora noi.
Viva la Resistenza! Viva l’Italia!
Irene Barichello
ANPI Padova
domenica 24 aprile 2011
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